/Poesie/Ricerche d'autore/ Emanuel Carnevali
Cerca
Magicamente
storie e poesie
Poesie di Emanuel Carnevalie
immagini di Tommaso Minardi





Certe cose ci puntano contro il dito e ridono.

Certe cose
si nascondono agli occhi della gente
e si odono
piangere sommessamente.

Certe cose cadono dal cielo:
cose nere informi, mostri
della notte e terrore
dei giorni.
Certe cose sembrano essere state predisposte
da Dio e dal Diavolo.
Certe cose sembrano nate in un abisso
e cresciute nelle tenebre.
Certe cose portano l’immagine della bontà
come se il fuoco
ve l’avesse scolpita in bassorilievo.
Certe cose ridono fino a divenire teschi
e poi continuano a ridere.
Certe cose sono come alberi di pesco,
portano a lungo frutti verdi.
Certe cose sono come il vino che uno beve
soltanto per ubriacarsi.
Certe cose colpiscono
il cuore come un colpo di gong,
così che poi risuona a lungo.
Certe cose schiacciano il cuore come se fosse
uno scarafaggio.
Ed è orribile, come spiaccicare
uno scarafaggio.
Certe cose sono come il fulmine:
possono essere guidate
anche se pericolose.
Certe cose sono come pensieri dal piede pesante,
hanno il piede pesante anche se abitano il cielo.
Certe cose sono come le aquile.
Vivono in alto -
possono benissimo dimenticare la valle.
Certe cose sono come il terremoto:
utilizzano tutte le nostre paure.
Certe cose sono come la Bellezza che è morta da tempo:
solo l’acqua profonda del pozzo può lavarle e destarle.






Bugie colorate


Le case in lunga fila
hanno facce arse dal vento, rosse:
bare di immo­bile aria
lo guardo ottuso,bidiota,
ammiccano al vento che soffia
un insulto gioioso sulle loro facce…
Vecchie zitelle
che inghiottono con dignità il loro odio
guardando l’andatura provocante
di donne giovani, alte, con le gonne svolazzanti.
Hanno facce arse dal vento, rosse,
tentano con dignità
di sorridere
una bugia rossa
per un attimo
in lunga fila
mentre soffia il vento.


Gli uomini vestono in blu, nero e grigio,
i tre colori del cileo.
Odio, amore e bontà si accalcano
nello spazio di una giacca
abbottonata con grazia.
Il cielo guarderà giù
dolcemente
e chiederà a questi uomini come e perché:
e le minuscole, indaffarate cose
che stanno sotto una giacca
nasconderanno il loro disappunto
e strisceranno via
con i loro abiti blu, neri e grigi…
Bugia tricolore
per tradire l’innocente, grande cielo
che guarda gentile…
Oh, l’intrusione turberebbe
i petti degli uomini
che strisciano via
corazzati di bugie nere e blu e grigie.




Quand' e' passato


Io pensavo fosse una lunga gita in barca
su un lago tranquillo: intorno i salici piangenti
lasciavano cadere nell'acqua le chiome, e fra quelle chiome,
i raggi che il sole andandosene, aveva dimenticato. Ma ora
che e' passato, so che era un fiume travolgente e fragoroso,
che distruggeva tutto, tutto. Nell'anima non mi e' restato che
un cespuglio, che oscilla e ondeggia al vento come i capelli di
una strega, che sibila, che maledice il vento come il braccio
spaventoso di una strega, ed e' ricordo.




Una signora

Le sue labbra sono rose
che imputridiscono nell’acqua.
Le sue palpebre due avvizzite
viole.
I suoi occhi sono pozzanghere.
La sua voce è quella di un uccello
mentre lo strozzano.
La sua giovinezza, passando,
indugia nelle sue mani.
Esse si librano, fluttuando,
come due farfalle
sul cadavere della sua carne.
C’è un capriccio sinistro in lei,
come di una bocca morta
che sorrida.
Le sue gambe ben tornite
raccontano una impudente bugia.
La sua anima giace
nel disordine di un’orgia,
sulle cui ceneri e gli sparsi avanzi
pende, come fili di fumo azzurro,
una eleganza di piccoli gesti.








“sono un vagabondo e semino parole da un buco della tasca…”


Emanuel Carnevali nacque a Firenze il 4 dicembre 1897 e morì a Bazzano l'11 gennaio 1942
Ebbe il destino di un poète maudit: dopo una difficile infanzia trascorsa in parte in collegio, e in parte nella nuova famiglia che il padre si era fatto a Bologna risposandosi dopo la morte della madre di Emanuel, partì appena sedicenne per gli Stati Uniti, che dovevano diventare, per lui, il luogo simbolico della vita e della letteratura. Passò attraverso numerosi e umili mestieri, finché lo si ritrova nella cerchia degli scrittori americani di punta in quegli anni. Ezra Pound, William Carlos Williams, Sherwood Anderson, Robert McAlmon lo accolsero come uno dei loro, con ammirazione e insieme sconcerto dinanzi a questo difficile e imprendibile personaggio, e inclusero subito testi suoi nelle loro celebri antologie e riviste. Carnevali scriveva in inglese, la sua unica lingua era quella dell’esilio, e portava così nella poesia americana un soffio selvatico, di cui fu avvertita la novità. Il suo destino era tragico: nel 1922 fu colpito da encefalite e dovette tornare in Italia. Trascorse in un ospedale vicino a Bologna gli ultimi anni della sua vita, e lì ancora lo raggiungevano le lettere dei suoi amici americani. Morì nel 1942 a Bazzano, in provincia di Bologna.



Il pittore Tommaso Minardi nasce a Faenza il 4 dicembre 1787 e muore a Roma il 12 gennaio 1871-
Studia l'arte, e il disegno in particolare, presso la scuola privata di Giuseppe Zauli. Nel 1803 si trasferisce a Roma per proseguire gli studi artistici, grazie ad un sussidio, della durata di cinque anni, assegnatogli dalla Compagnia di San Gregorio; a testimonianza dei progressi compiuti, ogni anno era tenuto ad inviare a Faenza una sua opera. Nel 1810 vince un concorso istituito dall'Accademia di Belle Arti di Bologna e si garantisce di conseguenza un pensionato triennale a Roma, dove opererà per tutto l'arco della sua esistenza, relazionandosi con i personaggi più in vista della vita artistica e politica della città. Cresce negli ambienti del Neoclassicismo romano, frequentando Felice Giani e Vincenzo Camuccini, ma non viene completamente preso dal formalismo e dalla teatralità allora in voga. Non dipinge molto, ma in compenso disegna moltissimo e con singolare abilità, prediligendo temi letterari e storici. Notevole la sua attività di insegnante: dal 1819 al 1822 è direttore dell'Accademia di Belle Arti di Perugia, dal 1821 al 1858 è professore di disegno presso l'Accademia di San Luca in Roma dove aveva lo studio in Piazza Venezia nel palazzo Palazzo Doria-Panfil.
Oltre ad insegnare, Minardi assume cariche pubbliche nell’ambito della tutela e restauro dell’immenso patrimonio artistico pubblico e privato della città. Col tempo Minardi vede rafforzarsi la propria autorevolezza: gli incarichi pubblici si fanno sempre più frequenti fino a consolidare la sua posizione di artista ufficiale del governo pontificio. Ininterrotta rimane la sua attività di maestro di più generazioni di artisti di ogni provenienza, fra cui Gaetano Palmaroli (1800-1853), Luigi Fontana (1827-1908), Paolo Mei (1831-1900), Ferdinando Cicconi (1831-1886). Per gli studi su Minardi, sono assai noti, agli esperti, i fondi, contenenti disegni, taccuini e lettere, conservati nelle biblioteche di Faenza e di Forlì.
Opere di Tommaso Minardi sono conservate nelle gallerie d'arte di Faenza, Firenze e Roma, nella collezione d'arte della Cassa dei Risparmi di Forlì e nell'archivio storico dell'Accademia di San Luca di Roma.
Letto volte.

I più letti del mese

Ricerche d'autore - Ho contato i miei anni Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da ora...

Poesie a tema - Poesie sulla speranza Strofe per musica I Dicono che la Speranza sia...

Ricerche d'autore - Il 18 settembre del 1922 nacque Luciano Erba, poeta, critico letterario e traduttore...

^ Top