/Poesie/Ricerche d'autore/ Veronica Gàmbara
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Poesie di Veronica Gambara
e dipinti di William-Adolphe Bouguereau




Occhi lucenti e belli

Occhi lucenti e belli,
com'esser può che in un medesmo istante
nascan da voi nove sì forme e tante?
Lieti, mesti, superbi, umili, alteri
vi mostrate in un punto, onde di speme
e di timor m'empiete,
e tanti effetti dolci, acerbi e fieri
nel core arso per voi vengono insieme
ad ognor che volete.
Or, poi che voi mia vita e morte sète,
occhi felici, occhi beati e cari,
siate sempre sereni allegri e chiari.



Onorate acque

Onorate acque, e voi, liti beati,
ove il ciel più tranquillo e più sereno
che in altra parte si dimostra, e appieno
sparge i suoi doni, a tutti altri negati,

se i versi miei fosser di stil sì ornati,
come di buon voler, l'almo ed ameno
vostro sito, di grazia e valor pieno,
farian eterno, e voi cari e pregiati.

Ma le mie roche rime e 'l basso ingegno,
troppo ineguali a vostra grande altezza,
non ardiscon cantando andar tant'alto,

chè ragionar di voi non fòra degno
qual si voglia gran stil pien di dolcezza;
però con l'alma sol v'onoro e esalto.



SALVE, MIA CARA PATRIA

I
Con quel caldo desio che nascer suole
Nel petto di chi torna, amando, assente
Gli occhi vaghi a vedere, e le parole
Dolci ad udir del suo bel foco ardente,
Con quel proprio voi, piagge al mondo sole,
Fresch'acque, ameni colli, e te, possente
Più d'altra che 'l sol miri andando intorno,
Bella e lieta cittade, a veder torno.

II
Salve, mia cara patria, e tu, felice,
Tanto amato dal ciel, ricco paese,
Che a guisa di leggiadra alma fenice,
Mostri l'alto valor chiaro e palese;
Natura, a te sol madre e pia nutrice,
Ha fatto a gli altri mille gravi offese,
Spogliandoli di quanto avean di buono
Per farne a te cortese e largo dono.

III
Non tigri, non lioni e non serpenti
Nascono in te, nemici a l'uman seme,
Non erbe venenose, a dar possenti
L'acerba morte, allor che men si teme;
Ma mansuete greggie e lieti armenti
Scherzar si veggon per li campi insieme,
Pieni d'erbe gentili e vaghi fiori,
Spargendo graziosi e cari odori.

IV
Ma, perché a dir di voi, lochi beati,
Ogn'alto stil sarebbe roco e basso,
Il carco d'onorarvi a più pregiati,
Sublimi ingegni e gloriosi lasso.
Da me sarete col pensier lodati
E con l'anima sempre, e ad ogni passo
Con la memoria vostra in mezzo il cuore,
Quanto sia il mio poter, farovvi onore.





Or passata è la speranza

Or passata è la speranza,
Che mi tenne un tempo ardendo;
Men mi duol, poichè io comprendo
Nulla cosa aver costanza.

Or passata è la speranza.

Questa falsa un tempo in foco
M' ha tenuta pur sperando;
Or prendendo il mal mio a gioco
M' ha lassata lagrimando,
Ed amando e desiando
Mi conduce ognora a morte
Con passion tenace e forte
E con più perseveranza.

Or passata è la speranza.

Io sperai, e quel sperare
Mi nutriva indolce fiamma;
Più non spero, e lagrimare
Sol quest'alma desia e brama,
E la morte ognora chiama
Per soccorso al suo dolore,
Poichè senza speme è 'l core
Che già fu sua dolce stanza

Or passata è la speranza.

Mentre ch' ebbi lei per scorta,
Ogni mal mi parea leve;
Senza, poi, smarrita e smorta,
Ogni poco mi par greve;
Lungo affanno e piacer breve
Fin a qua sempre ho sentito
Per aver con sé servito
Questo premio sol m' avanza.

Or passata è la speranza.

Mia soave e dolce speme,
Da me dunque ahimè! è fuggita;
E al partir ne portò insieme
L' arso cor, mia stanca vita;
Talché, essendo sbigottita,
E di speme al tutto priva,
Non vivendo, resto viva
Senz' alfin nulla speranza.


Or passata è la speranza.




Veronica Gàmbara (Pralboino, 30 novembre 1485 – Correggio, 13 giugno 1550) è stata una poetessa italiana.



Correggio: presunto ritratto di Veronica Gambara o di Ginevra Rangoni

Nacque a Pratalboino, ora Pralboino (BS), il 30 novembre del 1485, da nobile famiglia. La madre fu Alda Pia da Carpi e il padre Gian Francesco Gambara, amante della letteratura, che permise alla figlia di ricevere un'ottima educazione umanistica comprendente lo studio della filosofia, della teologia, del greco, del latino. Veronica, donna eccellente, mise a frutto la libertà data al proprio intelletto e al proprio talento poetico scrivendo versi raffinati ed eleganti che ricevettero giusto riconoscimento dai letterati suoi contemporanei e che brillano tra i migliori versi della letteratura italiana. In particolare nelle stanze l'accento moralistico, che le era naturale, addolciva la sua severità, i pensieri si snodavano con la grazia di un pacato ragionare, cui la lingua nobile ma non artefatta riusciva a conferire un accento aristocratico, I versi di Veronica furono molto amati, tra le personalità illustri, da Giacomo Leopardi, Antonio Allegri e Rinaldo Corso.



Pralboino, palazzo Gambara

Oltre alle Rime, sono conservate le sue Lettere, dove ci appare una Veronica viva e attenta che partecipa attivamente alla vita culturale e politica del suo tempo. Dal 1518, infatti, dopo la morte del secondo marito, sposò nel 1509 il signore di Correggio Giberto X, da poco vedovo di Violante Pico, nipote dell'umanista Giovanni Pico della Mirandola, si occupò degli affari dello stato di Correggio che resse con notevole abilità e determinazione fino alla sua morte, avvenuta nel 1550




William-Adolphe Bouguereau, grande pittore francese, nacque a La Rochelle il 30 novembre 1825 e morì a La Rochelle il 19 agosto 1905, studiò all'Académie Julian di Parigi e fu autore di quadri realistici riguardanti tanti temi mitologici (come Flora e Zefiro, del 1875, custodito a Mulhouse, e la Nascita di Venere del 1879, conservato a Nantes) sia temi sacri nei quali sintetizzò echi del Rinascimento italiano, dell'arte bizantina e del movimento dei Preraffaelliti.Nel 1887 dipinse la Mater afflictorum (conservata a Strasburgo) e nel 1900 la Regina angelorum, appartenente a una collezione privata parigina. Di tema più cupo sono le decorazioni murali che eseguí sia nella cattedrale di La Rochelle, sua città natale, sia nelle chiese parigine di Sainte-Clotilde, Saint-Augustin e Saint-Vincent-de-Paul.



Nel 1850 Bouguereau vinse il Prix de Rome una borsa di studio per artisti che consentiva al vincitore di usufruire di un soggiorno in Italia per studiare da vicino l'arte classica. Membro dal 1881 dell'Institut de France, diresse e animò assieme ad Alexander Cabanel il Salon di Parigi, in cui espose molti dei suoi lavori. Le sue opere non furono mai molto apprezzate dalla critica del tempo: l'indifferenza che le circondava era dovuta anche, probabilmente, alla repulsione che Bouguereau aveva per l'impressionismo, verso il quale si era dimostrato molto critico in occasione del Salon des Refusés.Una riscoperta e valorizzazione dei suoi lavori si è avuta solo nella seconda metà del Novecento.



Fonte: wikipedia

Ricerche e impaginazione di Grazia
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