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storie e poesie


SPIGHE DORATE, VITE SALVATE!
Poesie di Cesare Sermenghi

Dipinti di Riccardo Tommasi Ferroni



Non batte più un cuore


Yes, ja, oui, ovvero sì,
perché, da non so chi;
ma può essere may be
si tratti di lissa
che ha preso gli umani
tanto son divenuti strani:
e qual è il referto?
Peggio dell’idra calamitosa!
Ovunque vi è rissa,
dall’oggi al domani
troppi son divenuti strani:
tutto è ora erto,
peggio dell’alpe fatta nevosa;
tutto è ignifugato,
non arde più amore;
tutto è surgelato,
non batte più un cuore!





Possesso


Possesso possesso
fin quasi all’ossesso;
ma solo ti lascio
frammezzo a sto sfascio
uccello di morte
con gambe corte.

Muscoso boschetto

E vado a scopare
la strada ostruita
al fin di scovare,
per viver la vita,
muscoso boschetto
laddove strusciare
questo mio petto:
e in alto mirare!







Guerra alla guerra

Un cielo vedere
da cui far cadere
colori di pace;
su tutta la terra
sia guerra alla guerra
e in alto la face
capace a bruciare
le teste dei pazzi
per far maturare,
in donne e ragazzi,
che sono impotenti
gli pseudo potenti!






A mani levate


La forza è la nostra,
mettiamola in mostra:
le mani levate
siccome protendono
le spighe dorate,
le vite salvate
siccome pretendono
le fresche nidiate!





Messaggio di rose


Dall’alpi rocciose
a imalaia e ande
un canto di spose
soave si spande,
messaggio di rose;
dalle infisse spine
che amore può dare
sprizzeranno stille
per far funzionare
fiorenti turbine.





Treni di pace


Nei ciel voleranno
più treni di pace
e ogni dove giace
un fiore sfiorito,
dall’odio avvizzito,
gli spiriti audaci
di umani pugnaci
lo rifioriranno.





No ai potenti


Poesia cielo e mare
fra fiori e colori:
in essi campare,
è questa la vita!
Ma l’aria è sfinita
il cielo in burrasca
il mare appassito,
i fiori son piatti
e i colori rotti,
di vita fan morte
drogati potenti!
Leviàmoci, genti!
Andiamo alle corte
e quei surmolotti
spazziàmoli ratti,
scoprendo l’ordito
che dentro la tasca
teniam fra le dita:
così a nuova vita
potremo tornare,
tra fiori e colori,
poesia cielo e mare!







Cesare Sermenghi (Terralba, 25 ottobre 1918 – Verdello, 13 luglio 1997) è stato un poeta, commediografo e saggista italiano, noto prevalentemente a livello regionale.

Nato a Terralba, allora in provincia di Cagliari, visse la sua infanzia in Emilia-Romagna, la sua "terra elettiva". Figlio di un maresciallo maggiore dei Carabinieri di origini bolognesi, a sette anni si trasferì, insieme con la famiglia, a Bivona (AG), il paese di sua madre. Qui visse gran parte della sua vita. Non fu facile per lui inserirsi in questo nuovo contesto sociale e culturale: infatti ci volle del tempo per entrare a far parte del gruppo dei ragazzi bivonesi. Fin da bambino ebbe un forte interesse per l'arte: a Bivona frequentava la bottega di uno scultore di tradizione neoclassica, Carmelo Cardinale. La sua prima opera fu una scultura in argilla raffigurante Sant'Antonio. Dopo aver vissuto un difficile periodo scolastico, a causa del rigore che veniva adottato nei sistemi didattici del tempo, Cesare conseguì l'Abilitazione Magistrale a Palermo (A. S. 1936-1937) e l'anno successivo, a L'Aquila, frequentò il corso per allievi ufficiali (riuscendo, allo stesso tempo, a sostenere il concorso come cancelliere). Ma la Seconda guerra mondiale stravolse i suoi progetti e i suoi sogni: fu perfino fatto prigioniero nei pressi di Gela, durante lo sbarco degli Americani. Nel 1943 decise di farsi assegnare al Tribunale Militare di Bologna, dove ebbe l'opportunità di ritrovarsi con la famiglia.
Operò nella Formazione Partigiana 66ª Brigata di Bologna fino al termine della guerra. Successivamente si trasferì a Como, città ancora provata dagli orrori del conflitto mondiale. Ma per Sermenghi cominciò un periodo roseo della sua vita: sposò Maria, la donna che amava fin da ragazzo, e da lei ebbe due figlie, Anna e Valeria. In seguito si trasferì in Sicilia, dove fece il cancelliere in Pretura. Fondò a Bivona il "Pegaso", un centro culturale (di cui era l'animatore) con cui riuscì ad organizzare concerti con l'intero corpo d'orchestra del Teatro Massimo di Palermo, con cui inaugurò le prime manifestazioni teatrali con Dario Fo, con cui fece da vero e proprio Mecenate a giovani artisti (scultori, poeti, pittori) che riuscirono a presentare innumerevoli opere. Il Pegaso divenne punto d'incontro di numerosi scrittori facenti parte, come lui, del Sindacato Nazionale Scrittori (tra cui Antonino Cremona, Marco Bonavia, Federico Hoefer, Santo Calì, Nat Scammacca, Leonardo Sciascia, Ignazio Buttitta, Renato Guttuso, Ugo Attardi, Rafael Alberti, Maria Teresa Leon, Davide Maria Turoldo). Visse gli ultimi anni della sua vita a Bergamo. Morì a Verdello (BG) il 13 luglio 1997.





Riccardo Tommasi Ferroni (Pietrasanta, 4 dicembre 1934 – Pieve di Camaiore, 19 febbraio 2000) è stato uno dei maggiori esponenti della pittura figurativa del secolo scorso; questo grazie alla sua impeccabile maestria tecnica e all'elevato linguaggio espressivo di cui fa uso.
Percorse gran parte delle correnti pittoriche contemporanee alla riscoperta della figurazione classica, mostrando così in ogni sua opera la grande ammirazione per il XVII secolo. È palese quindi lo sradicamento temporale che l'artista vuole creare, lasciando intendere il suo sentirsi scomodo in un momento storico in cui si trova a vivere, ma che in realtà non gli appartiene. Di conseguenza inserisce immagini e situazioni presenti e attuali, nella cornice scenica di tre secoli prima. In questo modo trasporta temi classici in situazioni paradossali: attualità e storia convivono, così come il tragico e l'ironico, il sacro e il profano. Il suo stile, ricco di citazioni colte che sa usare con semplicità inserendo in queste ironia e sarcasmo, è dovuto alla formazione classica che il pittore ha avuto: Liceo Classico, facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze e Accademia delle Belle Arti.

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