/Poesie/Ricerche d'autore/ Miguel de Unamuno
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Magicamente
storie e poesie




Di dentro


Non potere alle tenebre dar luce,
voce al silenzio!
Il mio dolore
il salmo del mistero canterebbe.
Nè poter dire quello che in un sacro
arcano muore,
prima ch’esso sia nato,
dentro il sepolcro-cuna dell’eterno!
Ove dura d’ambrosia il vostro aroma,
o fiori dell’inverno,
che innanzi che s’aprissero le vostre
corolle al sole
- dolce conforto ! -
tornaste ai campi
che Morte irriga coi suoi sparsi umori?
Cantar quel che non entra
in parole o in accenti è mia fatica
e qui dirti all’orecchio, amore mio,
il periplo del tuo cuore
con ritmo senza musica nè sillabe,
con tutto il suo silenzio!
La parola è terribile
ed è di malaugurio il suo potere.
Appena nasce, in Lei muore l’idea,
nel suo corpo sepolta,
come nel dare il pieno frutto muore
l’ansia dell’uomo.
La mia febbre toccandoti risvegli
la febbre del tuo seno,
e si fondano quindi i nostri ardori
in un solo desio.
Taci, amor mio, chiudi la fresca bocca,
così ti amo;
dove lasciò sua impronta la parola
non bene annida il bacio.
Taci, c’è un altro mondo
dentro quel che vediamo,
un mondo dove tessono le tenebre;
è tutto cielo.




Nel sognarti dormente...

Nel sognarti dormente molte volte
come non mai t'ho vista,
la brama dei miei occhi tanto accresci
che mi scordo di Te.

Chè sognandoti in intimo abbandono
non altro, se non donna,
nel vederti caduta dal tuo trono,
soccombere ti vedo.

Dentro il lungo mio sguardo un lungo bacio,
ma un bacio ch'è di morte,
che ti strugga ed in grazia d'esso sento
quel che acquistai perdendoti.




In queste sere grige

[...]
Fu ciò che fu ? Chissà ! …
La nave solca l’oceano infinito
e nei suoi cristalli,
tutti eguali,
non lascia traccia del suo errante solco
né orma nel suo grembo.
No, è soltanto,
la nave stessa, sì, rapida o lenta,
quella che conserva le onde che passarono,
o quelle che furono soltanto
sogni del mare.
Su questa nave non portiamo forse
ciò che solo sognamo
e sogno soltanto è stato ?
Dell’illusione al vento va la vela
e la scia annullata,
ma le onde, le brezze,
sorrisi dei mari e dei cieli,
di aneliti colmano la nave deserta
che non sa dove va.
E nel suo cammino, breve o lungo,
questi aneliti sono il suo carico:
ciò che sognamo è il nostro tesoro,
il nostro capitale,
l’oro di illusioni che guadagnamo,
ricchi di sogni,
e padroni solo dell’ideale.
Ricorda, dunque, o sogna tu, anima mia,
- la fantasia è la tua sostanza eterna -
ciò che non fu:
con le tue immagini diventa forte,
questo è vivere, il resto è morte.







Il mio tesoro

O giorni di ieri che in processione d’oblio
il mio tesoro portate verso le stelle
non prenderete posto nel celeste coro
che dovrà cantare sul mio eterno nido?
Oh, Signore della vita, solo ti chiedo
che quel passato che piango
mi ritorni infine, fatto cerchio sonoro,
a darmi il conforto del mio bene perduto.
Rivivere quel che ho vissuto è il mio anelito
non vivere di nuovo la nuova vita:
fa’ che verso un eterno ieri intraprenda
il mio volo e mai giunga alla partenza,
giacché, o Signore, non hai altro cielo
che colmi la misura della mia gioia.




La preghiera dell’ateo


Odi la mia preghiera Tu, Dio che non esisti,
e nel tuo nulla raccogli il mio lamento,
tu che non lasci mai i poveri uomini
senza la consolazione dell’inganno. Non resisti
alla nostra preghiera e i nostri aneliti vesti….
……Soffro a causa tua,
Dio non esistente, perché se Tu esistessi
Esisterei davvero anch’io”





"Arrivo, accendo il camino, mi accomodo sul divano
e passo ore interminabili guardando in silenzio
le fiamme, immerso in una bruma di sentimenti ai quali
non riesco a dar voce.
É qui dove sento con più crudezza che mai potrò dare
espressione alla profondità della mia anima."





Coloro che ritengono di credere in Dio, ma senza la passione nei loro cuori, l'angustia nel pensiero, senza incertezze, senza dubbi, senza un elemento di disperazione anche nella loro consolazione, credono solo nell'Idea di Dio, non in Dio stesso.




Bisogna cercare la verità e non la ragione delle cose, e la verità si cerca con l'umiltà.



Tutte le azioni della vita sono riparabili, eccetto l'ultimo che nessun procedimento, neppure soprannaturale può riparare.

Questo ultimo atto determina tutti gli altri e dà loro significato definitivo.



Con la ragione cercavo un Dio razionale, che andava svanendo in quanto pura idea, e mi imbattevo così nel Dio Nulla che conduce al panteismo, e in un puro fenomenismo, radice di tutto il sentimento di vuoto. E non sentivo il Dio vivo, che abita in noi, e che ci viene rivelato attraverso atti di carità e non attraverso vani concetti di superbia



A quale richiamo d’esistenza e di eterno soggiace la poesia di Miguel de Unamuno? A questa sollecitazione, tutta la sua opera sembra recare in seno una domanda ampia e forte che si posa sull’istante. Il ritmo dell’esistenza, con le sue linee e i suoi moti ondosi, conosce lì la sua sede, come vita che richiama alla vita, densità ricolma che proclama il suo respiro. Nella sua vita Unamuno aveva conosciuto, sin da subito, le frenesie improvvise del lutto e dei limiti, la «scarica fulminante» delle notti oscure, passate a leggere Pascal e Leopardi e a frequentare le zone d’ombra dell’agonia e del mistero. A Salamanca conobbe l’ampia frequentazione accademica, i movimenti della dialettica politica e le pretese totalizzanti delle filosofie scientiste e delle teologie razionaliste. Il fenomeno umano, che in lui si fa comprensione della statura e della fame di un’oltre mondanità e di richiamo eterno, addensa la sua presenza nelle note del cuore, dei suoi venti, della sua densità. Nelle sue opere in prosa, tra le quali Il sentimento tragico della vita, Nebbia, Agonia del cristianesimo, l’uomo acquista la sua concretezza e la sua traccia di vita e di tensione. Ma è nella realtà – territorio di vita e morte, contraddizione e oblìo – che si gioca la partita dell’io, come ribaltamento del razionalismo di Hegel. La sua lotta è la lotta dell’uomo che si afferma, che già nelle viscere proclama il suo agone, la sua domanda e il suo alfabeto. Anche la sua poesia si bagna di queste acque profonde e ampie, in una tematica che non si discosta dalle frecce sottili e dure della sua prosa.È la realtà il suo campo d’azione. Una realtà che è segno di Altro. Tutte le sue composizioni perseguono una certezza di spessore ricolmo.



Morir sognando, sì, ma se si sogna
di morir, la morte è
sogno una finestra
sul vuoto; non sognare; nirvana;
del tempo infin l’eternità si appropria



Ma non importa, figlio mio, figlio dell’anima;
la fede mi consola,
la fede mia robusta per cui non muore nulla,
per cui tutto va a posarsi nell’eterno,
per cui al morire ogni visione scende
nel profondo dell’oceano immenso,
e dall’oscuro fondo, e dall’ignoto seno,
alimenta la vita che si tende
ove le onde bagna il sol di fuoco.

L’angoscia, il conflitto, l’anima tragica, sono paesaggi e passaggi d’anima, in cui i particolari dell’esistere e del reale emergono, vengono nominati, come pietra viva: la pioggia, la quercia, la terra basca che segue e raggiunge Salamanca, le stelle … tutto poggia il delicato tocco che dell’amore si fa sovrana la vita.



I paesaggi sono come la musica, che ci porta dolcemente nel Paese dei sogni informi, delle idee ineffabili, delle rappresentazioni incorporee, dove si alza dal letto dell’anima in strano concerto di idee dimenticate e sentimenti addormentati tutto il ricchissimo mondo incosciente, potente con il potere del silenzio, mondo dalla trama come quello della realtà, mondo che si sveglia e si rivela all’uomo mostrandogli i tesori nascosti del suo spirito.



È una sete che si dispiega in un canto altissimo e in una prospettiva di sguardo che anela all’immortalità forte e potente di un abbraccio e di un rifiuto, oltre la durata, oltre l’assurdo.





Cenni biografici dell'autore

Di famiglia borghese e cattolica, Miguel de Unamuno nasce a Bilbao il 29 settembre 1864, e qui frequenta la scuola primaria e secondaria. Tre anni più tardi muore la sorella Maria Jesusa e due anni più tardi la sorella Maria Mercedes, all'età di appena un anno, a cui seguirà il padre, nel 1870, quando Unamuno aveva sei anni. La sua casa era un focolare femminile che, in un modo o nell'altro influenzò molto il suo comportamento. A dieci anni assiste all'assedio della sua città durante la seconda guerra carlista. A soli venti anni (nella Spagna di allora gli studi universitari duravano solo tre anni) è dottore in lingua basca e si dedica per alcuni anni all'insegnamento privato nella sua città natale. Nel 1891, anno del suo matrimonio con Concha Lizàrraga, donna di cui era innamorato sin da bambino, viene assunto come professore di greco all'Università di Salamanca, dopo aver vinto un concorso a cui si preparò per tutto l'inverno. In questa città visse fino alla morte, a parte la parentesi forzata o volontaria del suo esilio. Nel 1897 soffre una profonda crisi religiosa: momento cruciale della sua vita, fungerà da spartiacque nel suo pensiero e nella sua produzione letteraria. Descritta da Unamuno stesso come una " scarica fulminante " in una notte, il giorno seguente si recò nel convento dei frati domenicani di Salamanca, dove rimase tre giorni dedito alla lettura di Blaise Pascal. Seguirono quindi molte letture religiose, soprattutto di natura protestante, che alimenteranno sempre più il suo pensiero antidogmatico e anticlericale. Questa profonda crisi, introdusse nel suo pensiero quella che sarà la sua caratteristica principale: l' agonìa . Unamuno scriverà nel 1907: " la mia religione è cercare la verità nella vita e la vita nella verità […]; la mia religione è un lottare incessante con il mistero ". Nel 1901 viene eletto rettore dell'Università di Salamanca, carica da cui verrà destituito nel 1914 dal ministro dell'Istruzione Pubblica (per ragioni politiche) pur conservando la cattedra fino al 1924, anno del suo arresto a causa dei suoi attacchi al re Alfonso XIII e al dittatore Primo de Rivera, che aveva assunto il potere a seguito di un colpo di stato nell'anno precedente. Portato al confino nelle Canarie (isola di Fuerteventura), evade alla volta di Parigi e poi di Hendaye, sulla costa basca, città in cui divise il suo volontario esilio. Con la caduta della dittatura, nel 1930 torna a Salamanca e gli viene restituita la cattedra. Lo stesso anno, scrive Antonio Machado su Unamuno politico:

" è la figura più alta dell'attuale politica spagnola […] è un uomo orgoglioso di esserlo, che parla agli altri uomini in un linguaggio essenzialmente umano. Si dirà che questa non è politica. Io credo che è la più originale. [… Non basta invocare la cittadinanza. E' un concetto pagano e già superato per la storia. Un cittadino può essere un uomo libero che vive sopra una massa di schiavi. L'ultima grande rivoluzione politica non invocò i diritti del cittadino; proclamò i diritti dell'uomo. Perché lo si dimentica tanto frequentemente? Unamuno non lo scordò mai. Ma Unamuno pensa che l'uomo può malamente invocare i suoi diritti senza una previa coscienza della sua umanità. L'ingente opera politica di Unamuno consiste nell'illuminare questa coscienza, con la sua parola e con il suo esempio, nelle viscere del suo popolo ".

Muore a Salamanca nel 1936, alla vigilia della guerra civile. Unamuno si dedicò costantemente alla ricerca filosofica di cui si trovano tracce in tutte le sue opere: romanzi, poesie, drammi teatrali, saggi.
Letto volte.

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