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Magicamente
storie e poesie

La baia spazzata dal vento, il fragore dell’oceano, il sapore delle patate e delle aringhe, la vastità e la solitudine. Una fattoria abbarbicata alla dura terra è il mondo di Avis e Idella, sorelle diversissime tra loro, unite forse solo dalla voglia di fuggire, evadere, trovare nuove strade e nuovi mondi. Il fratello maggiore Dalton, solitario e introverso. L’amata madre che muore dando alla luce la piccola Emma, il padre che si ritrova con quattro figli, sperduto in un luogo conosciuto ed amato, ma complicato e rude. Beverly Jensen ci regala una storia familiare densa di sapori, odori, emozioni. Le vite di Idella e Avis, ma anche quelle dei loro cari, scorrono di fronte ai nostri occhi, ora impetuose ed incontrollabili, ora pacate e solari, ora oscure e ferite.

Dal Canada al Maine, alla ricerca di qualcosa di diverso, lontano da un padre ferito nell’anima e nel corpo, che pretende e non ringrazia, che si fa distante e scontroso, che annega nel dolore per la perdita della moglie morta, perdendo di vista ciò che ha di più prezioso. Lo sguardo di Idella, seria, coscienziosa, matura prima del tempo, si alterna a quello di Avis, spregiudicata, ribelle, divertente e impavida. Come si può facilmente intuire, Idella sceglierà la strada che conduce al matrimonio, alla famiglia, ad una vita ordinaria e serena, colma di piccole e grandi preoccupazioni, di quotidiane lotte, di conquiste dal sapore agrodolce. Avis invece sceglierà il brivido, il pericolo, sarà una donna che non avrà paura di rischiare, che si getterà nelle braccia di molti uomini, che finirà in prigione. E sempre avremo questo filo, che sottile e tenace legherà le due sorelle; anche lontane troveranno sempre il tempo di stare insieme, di condividere vite e scelte, pur viaggiando su binari distanti e separati. La penna della Jensen scorre fluida e senza intoppi, attraversando le prime decadi del XX secolo, in un turbine di eventi che rende la narrazione densa e coinvolgente.
La partecipazione dell’autrice è evidente, e questa intimità si comprende ancora di più dopo aver scoperto che il libro non è altro se non una summa di ricordi, di fatti e momenti ispirati alla vita della madre, Idella, e della zia, Avis. E ci ritroviamo a chiederci, sempre più spesso, quanto labile sia il confine tra letteratura e vita, tra finzione e realtà. Quanto possa un personaggio, creatura di carta e inchiostro, arrivare davvero dentro di noi, essere sentito e percepito come reale, tanto da rimpiangere la sua presenza, una volta chiuso il libro. Non siamo forse, tutti noi, personaggi di un unico, grande Libro? Non ci muoviamo forse lungo le strade del Tempo come inchiostro lungo una pagina, con le nostre sbavature, le nostre imperfezioni, in attesa di trovare un luogo in cui sentirci al sicuro? Sì, terminando il libro della Jensen si ha una strana sensazione. Come una leggera malinconia. Ci si guarda intorno, il vento della baia che ancora riecheggia nelle orecchie e – forse – la traccia di una risata, di molte risate, risate di bambine che si mescolano con l’erba e il sole, e vogliamo ricordarle così, Idella e Avis, libere e leggere, prima che il Destino rompa la fragile campana di ciò che chiamiamo infanzia, o innocenza, prima che il Tempo le getti verso un futuro incerto, prima della morte e della consapevolezza. Questo sole che splende fuori dalla mia finestra è qualcosa di reale, ed è a lui che consegno le figure di queste due bambine, sorridenti e vere.

Il romanzo fu pubblicato postumo dal marito dell'autrice morta nel 2003 all'età di cinquant'anni.
Letto volte.

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