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Magicamente
storie e poesie

Nel 1969, dopo quattro anni di intenso e teso lavoro, Lalla Romano dà alle stampe il suo romanzo di maggior successo, fatto — come scrisse Montale presentandolo dalle colonne del «Corriere della Sera» — per il lettore «capace di amare una poesia incapace di esibirsi come tale».

È proprio un verso, tratto da una poesia d'amore di Montale —


(«… le parole  tra noi
leggère cadono
 Ti guardo
in un molle riverbero») —

 a dare il titolo a quest'opera, nata per l'appunto da un rapporto d'amore.

Spinta dal legame e dal sentimento per il figlio, per quel figlio che vive come se gli «altri» non esistessero, Lalla Romano, non adattandosi e non rassegnandosi ad essere compresa negli «altri», intraprende, con la scrittura de Le parole tra noi leggère, la coraggiosa e «rischiosa avventura» di ridurre l'estraneità che la separa da lui.

A giudizio della stessa autrice, il racconto è di natura autobiografica.

 C'è una madre «dotata di sensibilità non solo morale ma anche estetica» e c’è un figlio, un figlio unico, anticonformista e scontroso, attraverso i comportamenti del quale è la madre stessa, la madre che dice io, a comprendere che davvero aveva ragione Freud sostenendo che nel rapporto madre-figlio il nodo non è tanto il figlio quanto proprio la madre, anche ed essenzialmente «per il sovrappiù di conoscenza che ha a disposizione».
Il libro è — come ha notato Cesare Segre — «come un’amorosa investigazione» nella quale Lalla Romano è costretta a verificare continuamente le possibilità e la legittimità stessa del proprio ruolo, che si sente impreparata ad assolvere. Il titolo, tratto da un verso di Montale, rimanda alla difficoltà di comunicare tra due persone dai caratteri, in fondo, troppo somiglianti: parole leggere che cadono nel vuoto, voci che si cercano ma non riescono a trovarsi e, perciò, si perdono: in gelosie, sospetti, risentimenti. Quel libro approfondì ulteriormente le distanze tra i due veri protagonisti, ma l’autrice non si pentì di averlo scritto: «Anche il libro è un figlio, per lo scrittore (uomo o donna). Questo il dramma, irrimediabile. Ma è appunto vita, transitorietà. Forse non colpa, ma punizione».

 
Lalla Romano, Le parole tra noi leggère
Einaudi, Torino, 1996
300 pp., Euro 7.23

Letto volte.

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