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Magicamente
storie e poesie





La nostra vita collettiva, gli accadeva di pensare, è ridotta a un tale livello di barbarie da non avere uguali nel mondo. Il nostro è un paese dove i giudici vengono fatti saltare con la dinamite e si torturano i bambini sequestrati. Abbiamo avuto governi che hanno provocato il disastro economico, pur di assicurarsi la sopravvivenza, che hanno fatto dello Stato uno straccio e portato città e regioni al punto in cui la stessa idea di democrazia è diventata un inganno.
Crediamo di esserci abituati piano piano e che tutto questo non ci faccia più effetto. Non è vero, non è così, la barbarie l'abbiamo ricacciata giù, nel profondo di ognuno di noi, l'abbiamo metabolizzata trasformandola in ansia, in aggressività, in paure irragionevoli. o, nel mio caso, in risentimento. Dovrei forse sentirmi in colpa per questo? Scrollò la testa leonina e, insieme, tutti quei fastidiosi pensieri. 

Viviamo in una repubblica gestita da una classe politica non solo disonesta, ma addirittura marcita nell'esercizio del potere. Da quando i ladrocini, sono stati smascherati, gli usurpatori non fingono nemmeno più. Restano avvinghiati al potere senza più nascondere che il mantenimento dei privilegi è il loro unico scopo. Prigionieri d'una logica talmente corrotta che gli ha impedito perfino di vedere l'abisso che li separa da ciò che la gente normale prova, soffre e spera. Non è tutto, le cose sono anche peggio dì così. Il capolavoro è stato di diffondere la corruzione come un’epidemia. Un pugno di profittatori ha favorito la crescita di milioni di complici per garantirsi l'immunità. Si lascia rubare all'usciere qualche ora di straordinario e un po' di cancelleria, perché il ministro possa lucrare la sua tangente su appalti di miliardi. Hanno creato una specie di criminoso paese dei balocchi, spolpandolo vivo.
«La città in cui viviamo oggi», disse più lentamente, «è molto diversa da quella che ho conosciuto da giovane. È arrivata la droga, sono arrivati gli' extracomunitari, i poveri sono diventati razzisti, È finita la speranza, la voglia dì cambiare. Io sono cresciuto all'Ostiense, dalle parti della Piramide. Da ragazzino andavamo a giocare tra le tombe del cimitero degli inglesi. Quando ho letto Le ceneri di Gramsci mi sono messo a piangere, perché sembrava che parlasse di me. Se non fosse morto, oggi chissà che direbbe, Pasolini. Certo nemmeno lui s'immaginava che saremmo arrivati a questo punto.».



Da Una ragazza per la notte
Di Corrado Augias
1992
Letto volte.

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