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Magicamente
storie e poesie
Antonio Machado, Soledades



Antonio Machado è stato uno dei massimi innovatori che la lirica spagnola abbia avuto nei primi decenni del Novecento.
Liberandola da un dogmatismo superato, le ha dischiuso i vasti orizzonti della ragione, dell’amore profano e della protesta politica.
Le poesie di Soledades (1898/1907) tendono al lirico dolore, in una purificazione dal naturalismo e dal positivismo Ottocenteschi.
Dalla lotta col demone romantico, privilegiata è l’ombra d’amore che non ha ancora un nome,
ma che già annuncia i tratti della sposa-adolescente Leonor: vergine, compagna, fata, gitana, alba e morte.



Preludio
(Preludio)

Mentre transita l’ombra d’un santo amore, io voglio
sul mio vecchio leggio porre un salmo gentile.
Accorderò le note dell’organo severo
al fragrante sospiro del piffero d’Aprile.

Maturerà l’aroma delle mele autunnali,
salmodierà l’incenso con la mirra il suo odore;
esalando le rose il loro fresco aroma
sotto la pace in ombra del tiepido orto in fiore.

Al grave e lento accordo di musica e d’aroma,
il solo e vecchio e nobile tema del mio pregare
innalzerà il suo volo soave di colomba,
e la parola bianca si leverà all’altare.




Vergine altera, mia compagna, t’arde
(Arde en tus ojos un misterio, virgen)

Vergine altera, mia compagna, t’arde
un mistero negli occhi.
Non so se odio o amore è questa luce
eterna della tua nera faretra.
Con me verrai finché proietti un’ombra
il corpo e resti ai miei sandali arena.
– La sete o l’acqua sei sul mio cammino?
Dimmi, vergine altera, mia compagna.



S’è addormentato il mio cuore
(¿Mi corazón se ha dormido?)

S’è addormentato il mio cuore?
Alveari dei miei sogni,
non lavorate più? È secca
la giostra del mio mio pensiero,
sono vuoti i bigoncioli,
nel girare, d’ombra pieni?
No, che il mio cuore non dorme.
Il cuore è desto, è desto.
Né dorme nè sogna, guarda,
i limpidi occhi aperti,
segnali lontani e ascolta
in riva al grande silenzio.




TRAMONTO

Voce del mare: un languido e sonoro
sospiro era in quel vespro... Non volendo
morire il giorno, con artigli d’oro,
alle scogliere s’afferrava, ardendo.
Ma il mare gli protese il suo orizzonte,
e il sole, infine, come in ricco letto,
ne’ flutti immerse la dorata fronte,
stemperato in un vortice violetto.
Per il misero corpo dolorante,
per l’anima mia triste, lacerata,
per il rigido cuore sanguinante,
per l’amara mia vita affaticata...,
il mare amato, il mare dolce amante,
il mare, il mare, e sia ogni cosa obliata!...



STILE


Così restò, nell’anima,
d’una lontana sera
il ricordo. Parole
non ha la stampa. È vano
chiederle nome, luogo,
data, paese... Sa
dire solo: « Il ricordo
d’una lontana sera. »
Stile... dell’ineffabile
la geometria sottile.




Viandante

Viandante, sono le tue impronte
il cammino, e niente più,
viandante, non c’è cammino,
il cammino si fa andando.
Andando si fa il cammino,
e nel rivolger lo sguardo
ecco il sentiero che mai
si tornerà a rifare.
Viandante, non c’è cammino,
soltanto scie sul mare.



io non respiro

Io non respiro più, nella tiepida aria d'estate,
i profumi del tuo corpo e dei tuoi capelli;
ma come una vampa segreta al fondo di un bruciore
il desiderio delle tue labbra è restato fra le mie labbra!
Letto volte.

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