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La buona notizia di San Valentino: l’epidemia della solitudine è un imbroglio




A San Valentino, essere soli è triste. Anche per chi lo denigra. Ognuno, o quasi, si sente un po’ Charlie Brown che fruga, con lo sguardo perso, nella cassetta della posta di casa. Desolatamente vuota. Ma c’è una buona notizia. Ce la regala il New York Times. Il professor Erik Klimberg ha dedicato tutti i suoi studi accademici alla solitudine. Insegna sociologia alla New York University. Va detto che è un fautore della solitudine. Infatti tra i suoi best seller ce n’è uno che s’intitola «Stare da soli: l’affermazione straordinaria e il sorprendente appeal della solitudine». Nell’intervento di oggi, il professor Klimberg ci dimostra, dati alla mano, che la solitudine non cresce. Non è un disagio sociale. Il ministero apposito, appena istituito da Theresa May, non serve. 
È vero ( purtroppo) che la solitudine è correlata a vari malanni, dalla depressione al diabete al tumore. Ma, dice Klimberg, non è vero che la patiamo più di prima. Di più: i social non incrementano la solitudine, ma la riducono. Come si fa con le temperature. Se sto sui social, la solitudine percepita è minore. Io proverei a dire che la solitudine non è più quella di un tempo. Oggi stiamo soli e siamo in pace. Guardiamo. Proviamo. Amiamo. Per un po’. Non sopportiamo vincoli sul nostro tempo. Abbiamo imparato a fare da soli quello che piace a noi e non a un altro. Non ci vendiamo per due lenticchie di relazione. Per questo, quando il caso ci regala la persona giusta, funziona. Adesso sappiamo stare in piedi da soli. Ciascuno per conto proprio. E finalmente possiamo darci la mano. 

ANTONELLA BORALEVI su La Stampa


Buon San Valentino a tutti, anche ai single, naturalmente.

Letto volte.

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