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Magicamente
storie e poesie






Il giorno più corto è passato, e qualunque intemperia ci porti il mese di gennaio e febbraio,
almeno notiamo che le giornate si allungano. Minuto per minuto si allungano là fuori. 
Ci vogliono alcune settimane prima che ci si renda conto del cambiamento.
È impercettibile come la crescita di un bambino, giorno dopo giorno,
fino a quando arriva il momento in cui, con una specie di felice sorpresa,
ci rendiamo conto che siamo in grado di stare fuori casa al crepuscolo per un altro quarto d’ora prezioso. 

(Vita Sackville-West)

Oreste Ferrari (1890-1962) invita a guardare questo mese attraverso le mimose della Liguria:





Siete mai stati sulle colline
belle e ridenti, di Bordighera,
quando gennaio, nelle mattine
chiare e nelle ore pomeridiane,
ha già un tepore di primavera?
Sui poggi aprichi, sui molli clivi
e sui declivi delle costiere,
tra i verdi opimi placidi ulivi
splendon le nuvole gaie e leggere,
fatte di buccole d’oro e odorose,
delle mimose gonfie di sole
e del respiro della marina.
Cantate a gara con le campane
squillanti a festa dalle lontane
chiese dei borghi, calde parole
d’amore, o trepide nuvole, accese
da un dolce miele solare, scese
forse dal cielo questa mattina,
ora impazienti che giunga sera
per risalirvi, poi tramontare
insieme al sole nel glauco mare.





Con Giorgio Vigolo (1894-1983) andiamo nella Capitale. Scrive, infatti, ne L’eremita di Roma:



Luna di gennaio
ti sono venuto a vedere
come splendi
questa notte sul cespo
delle fontane:
la cupola la prendi in un respiro,
la fai diventare cielo.
La piazza si solleva
col suo lastrico azzurro
verso la croce d’Orione.
Nera è la bocca del colonnato:
suona il campanone
come sugli ebbri sogni
della mia giovinezza,
quando nelle buie notti
qui venivo a conoscere
il viso del mio destino.

Attilio Bertolucci (1911-2000) nella raccolta Verso le sorgenti del Cinghio scrive la poesia Ritorna ai rami:




Ritorna ai rami il fuoco di gennaio
intenerito, di neve i colli non lontani
rallegrano l’ozioso pomeriggio
alle porte della città.
Il giorno è popoloso sino a che s’accende
sul ponte il lampione
e inonda l’acqua di ferro fiorito.

Roberto Sanesi (1930-2001) scrive un’Aria dedicata al primo mese dell’anno:




Anche la neve contribuisce all’idea
che ci si debba decidere.
Ma appena entrati nell’aria di gennaio,
che è come sempre forzare una porta
o sospingere un vetro con delicatezza,
non è più imbarazzante enumerare i sintomi
di quelle forme bianche rigorosamente
irregolari, contingenti, malgrado
la straordinaria chiarezza della luce, sul fondo,
che ci vediamo costretti a interpretare.
In questo senso la neve ci identifica: segno
Del movimento, incessante, compiuto
cominciamento.
 

 

Letto volte.

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