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Magicamente
storie e poesie





Recentemente ho letto un romanzo di Antonio Monda che racconta la storia di una ragazza greca che vive a New York e che lavora in uno zoo. Nello stesso zoo viene portato un pigmeo. Siamo ai primi del novecento e questo piccolo uomo trentenne viene proposto come l'anello di congiunzione tra l'uomo e la scimmia. La ragazza è la sola a provare un senso di rivolta nel vedere questo umano messo con le scimmie. La vita della giovane e le avventure di questo pigmeo andranno intrecciandosi, rivelando nel contempo la mentalità e il modo di vivere di quegli anni nella grande metropoli americana. Ota Benga, un uomo con “denti di pantera”: diventa un’attrazione ma viene liberato, forte dell’appoggio e del consenso della comunità nera. Finisce in un altro stato e viene accolto in un orfanotrofio. Impara a conoscere i “demoni bianchi”, a capirli in un certo senso, e in qualche caso riesce anche a fidarsi di loro. Nei suoi occhi, c’è la saggezza antica del mondo: quella che ti insegna che non devi possedere più di quanto ti serva; che per essere felici non è necessario essere ricchi o potenti; che l’amore è un gioco fatto di sguardi.
La lettura di questo romanzo ha risvegliato la mia curiosità rispetto a questo popolo e ho cercato articoli su di loro. 




I pigmei

I villaggi africani sono quasi sempre magnifici, immersi nei colori della terra rossa e della verde natura lussureggiante. Ma le grandi città sono squallide, un insieme di case sporche e cadenti, di strade, fangose o polverose e di moltitudini di persone in evidente stato di indigenza.
Anche Bukavu non sfugge a questa regola; ha una splendida vista sul lago di Kivu all'estremo confine nord-est del Congo ma le costruzioni sono decisamente brutte e le strade le più dissestate che si possano immaginare. Alla periferia di questa città c'è l'ospedale di Nyantende, nel quale sto lavorando con la onlus "Medici in Africa". Oggi però sono venuto per alcune consulenze all'Ospedale generale di Monvu, che si trova nella grande isola di Idjwi, al centro del lago di Kivu. Abbiamo attraversato il lago su una barca a motore e dopo circa un'ora di navigazione siamo arrivati nei pressi dell'ospedale. Questa zona è abitata da una delle poche comunità di pigmei esistenti al mondo.
Dopo le consulenze, insieme al capo infermiere, abbiamo visitato il villaggio dove vive la tribù pigmea. Il mio accompagnatore e' una specie di gigante nero dallo sguardo dolcissimo e mi ricorda tanto il protagonista del film "Il miglio verde".
Questa zona è abitata da una comunità di pigmei che conta circa 3000 individui; è una delle tante sparse nell'Africa equatoriale, oltre che in Congo, in Ruanda, in Repubblica Centro-africana ed in Uganda. Il totale pare che superi le centomila unità ma ogni comunità, vivendo in ambiente diverso e separato dalle altre, può avere sviluppato abitudini e tradizioni differenti. La nostra tribù che pare avere origini e tradizioni antichissime, ha modificato molte usanze a partire dai primi anni '90 per le importanti variazioni ambientali. Infatti, adusi a vivere nella foresta e a cibarsi dei prodotti naturali, negli ultimi tempi, a causa della massiccia deforestazione, hanno iniziato a cercare di sopravvivere coltivando cereali e la manioca.



La razza presenta come caratteristica costante la bassa statura, con proporzioni assolutamente armoniche. L'altezza è comunque estremamente variabile anche se non supera mai il metro e mezzo. Ma questo non è il parametro più importante che li contraddistingue, in questa regione vi sono infatti molti africani "non pigmei" più piccoli. I veri pigmei si riconoscono prevalentemente dai tratti somatici del viso, a volte bello, ma con le bozze frontali particolarmente evidenti e gli zigomi alti e sporgenti.
Vi è un'altra caratteristica specifica di questa etnia, ed è il carattere decisamente forte e bizzarro che porta spesso gli appartenenti a questa razza a manifestazioni eclatanti di disperazione o di ira quando contrastati in qualche desiderio, per quanto futile. Racconta il mio accompagnatore che spesso, quando si propone ad un pigmeo un ricovero più lungo o più breve di quello atteso, le scene che ne seguono sono assolutamente teatrali, con rovesciamento di mobili e minacce di suicidio.
L'altra caratteristica certamente meno conosciuta è quella di una particolare elasticità nel corpo e nei movimenti delle pigmee. Questa elasticità è presente soprattutto nella regione del bacino, soprattutto nelle donne e fa si che sia estremamente raro dover ricorrere al taglio cesareo per la nascita di un bimbo. Ma soprattutto determina nelle pigmee che ne fanno sapiente uso, delle capacità amatorie che le fanno considerare dagli altri africani come delle amanti davvero eccezionali. L'educazione che poi tradizionalmente ricevono dalle madri e dalle anziane della famiglia le porta anche ad essere estremamente dolci, fedeli e grandi lavoratrici. Insomma una vera fortuna per chi le sposa! Mi raccontano che per questo motivo molti africani di questa regione cercano di prendere in moglie donne pigmee, logicamente contrastati dai maschi pigmei che non intendono rinunciare a loro e non intendono convolare con le altre africane. Anche perché quando un pigmeo si sposa con una appartenente alla propria etnia sa che potrà oziare tutto il tempo, servito e riverito dalla moglie. L'unico suo impegno sarà quello di costruire la casa, perché poi tutto il resto sarà a carico della donna.
L'uomo terrà per sé anche gli impegni sociali e soprattutto le riunioni dei "notabili" cioè dei capifamiglia. In queste adunanze si prenderanno le decisioni che riguardano i singoli componenti o la comunità nel suo complesso. Si dovrà decidere l'eventuale coltivazione di nuovi prodotti, considerare l'occupazione di nuovi territori o i rapporti con le religioni: in questa comunità la religione prevalente è quella protestante anche perché protestante è l'unica chiesa qui presente. La frequenza scolastica è piuttosto bassa e non supera il 10% ma tra gli allievi pare che ve ne siano alcuni molto bravi. Malgrado questo, la popolazione africana locale considera i pigmei di intelligenza inferiore. Ciò mi fa ritenere che quello che dicono gli europei che vivono qui da molto tempo possa essere vero: che gli africani sono molto più razzisti di noi!

Fonte http://www.mediciinafrica.it/
Letto volte.

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