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Magicamente
storie e poesie

Diciannove minuti,  negli Stati Uniti ha venduto più di un milione e mezzo di copie. A scriverlo è stata Jodi Picoult, laurea a Pricenton e master in pedagogia ad Harward, sbarcata nelle librerie italiana con l’editore Corbaccio. La sua storia, ambientata a Sterling, nel New Hampshire, racconta la strage compiuta da Peter Houghton, un ragazzo di diciasette anni che, dopo aver ferito a morte diversi studenti, tenta di togliersi la vita.

 
 
Un plot dinamico e cruento, molto simile alle cronache di questi giorni (l’ultimo episodio del genere è capitato a Tokyo). E i “diciannove minuti” raccontati dalla Picoult sono proprio quelli che saranno fatali alle giovani vittime e al suo carnefice. “Simili fatti di sangue” dice la scrittrice a Panorama.it “continueranno a succedere fintanto che le scuole non capiranno che non possiamo predicare la tolleranza ai nostri figli. Al contrario: dobbiamo tentare di coinvolgerli nella soluzione di ogni problema sforzandoci di persuaderli che essere cattivi significa sempre comportarsi da bullo. E, soprattutto che il non agire è la stessa cosa del bullismo”. La conferma della validità della terapia? Per l’autrice, “quando si chiede ai ragazzi di partecipare ad una qualsiasi conversazione accade quasi sempre qualcosa di significativo: si assumono la responsabilità delle proprie azioni”. Ecco perché “bisogna iniziare dalla famiglia e dall’istruzione: troppi istituti hanno paura di concedere un po’ di potere agli studenti e soprattutto di proporre loro delle soluzioni. E questo è un grosso errore. Quando invece i ragazzi vengono coinvolti, il bullismo diminuisce davvero”. Per la Picoult il fenomeno è tanto grave quanto diffuso e trasversale: “tragedie come queste possono avvenire ovunque, anche in Europa. Recentemente, negli USA, due genitori hanno consegnato il proprio figlio alla polizia, dopo aver trovato nella sua stanza degli appunti per mettere in atto un massacro e, nel suo armadio, materiali per costruire bombe. Informazioni che quel ragazzo ha reperito su internet, a insaputa di suo padre e di suo madre e che avrebbero potuto portare ad una strage se non ci fosse accorti in tempo di quel piano”. L’allerta, quindi, non deve scattare solo nelle grandi metropoli. Al contrario: “Ciò che c’è di pericoloso è che i piccoli centri spesso si considerano immuni da simili tragedie, ma non è vero”.
 
 Panorama.it
 
Una lettura attraente, un racconto elettrizzante, mai noioso anche se lungo più di 600 pagine, il personaggio centrale, Peter, vittima dei suoi compagni, è struggente nel suo realismo; la storia si dipana in tutta la vita di Peter ed il contesto che lo circonda.  Finora il miglior libro che io abbia letto in quest'ultimo anno. Lo consiglio a chi ama la psicologia dei personaggi. Un libro che ti fa restare in casa a gustare la lettura. Della stessa autrice ho letto La custode di mia sorrella,  il romanzo che mi ha fatto conoscere questa  brava scrittrice. Della stessa autrice ho letto  anche "Senza lasciare traccia" bello, ma meno  coinvolgente.
 
Grazia
 
 
Letto volte.

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